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VINPEEL DEGLI ORIZZONTI – Peppe Millanta

«Vinpeel? Che ci fai ancora qui?»
«Mi devo confessare»
«Ma sei già venuto stamattina!»
«Lo so, ma ho peccato di nuovo»
«Ma non è che devi correre qui ogni volta che fai un peccato»
«Ah no?»
«No!»
«E perché?»
«Perché peccare…insomma…è normale»
«Come sarebbe a dire?»
«Nel senso che non va fatto, ma che è normale che si faccia. Altrimenti io che ci starei a fare?»

Libro esordio di Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti mi è stato presentato alla fiera dell’editoria di Roma, “Più libri più liberi”.
Allo stand della NEO editore veniva descritto come un “romanzo sognante, dalle sfumature fiabesche tipiche di Buzzati, ma condito di sarcasmo alla Terry Gilliam”.

Inevitabile: queste parole mi hanno guidata nella lettura e ho cercato, pagina dopo pagina, di rintracciare sia lo scrittore che il regista.

5 motivi per leggerlo:
1. La sottile e ingenua ironia;
2. La fantasia fanciullesca;
3. I personaggi universali;
4. Il mare;
5. L’inno alla speranza, che persino a Dinterbild è l’ultima a morire.

Vinpeel degli orizzonti è fluido e scorrevole, tanto quanto il tempo che fugge nella bizzarra cittadina in cui è ambientato, Dinterbild, «un pugno di case gettate alla rinfusa intorno a una locanda».
L’autore riflette in maniera estremamente leggera e disinvolta su temi come i sogni, la religione, il tempo, la follia, il rapporto padre/figlio.

Da Dinterbild è impossibile scappare. Tutto si trova lì, un luogo all’infuori del quale non esiste nulla. Almeno secondo i suoi abitanti, prigionieri immemori di una triste routine. Soltanto un ragazzino, Vinpeel, vaga con la mente verso un Altrove, osserva le nuvole, sogna forme che non conosce e spasima per instaurare una qualche forma di rapporto con il padre, Ned Bundy, disperso nel proprio mare di pensieri. Vinpeel non è solo, può condividere i suoi sogni con Doan, un coetaneo che nessun altro riesce a vedere. Che sia un amico immaginario? O un alter ego?
Tutto procede regolarmente finché i due ragazzi, una sera, scorgono delle luci nuove, distanti da Dinterbild, ma non irraggiungibili.
Che sia un’altra Dinterbild? Per scoprirlo basta superare il mare.
Prendono così il via una serie di strampalati piani per lasciare Dinterbild.

«Che hai detto, scusami?»
«Ho detto svuotiamolo»
«Ho sentito. Ma svuotiamolo, cosa?»
«Il mare»

Analogie con Buzzati ce ne sono: la sfumatura favolistica, la netta distinzione tra il mondo degli adulti e quello dei bambini.
Anche nella visione di Millanta la fantasia sembra prerogativa dell’età infantile. Gli unici ragazzini della storia, Vinpeel, Doan e Mune, sono, apparentemente, anche i soli capaci di sognare. Gli adulti vivono tutti una grigia vita alienante.
↣  Principalmente si avvista Buzzati nel motivo dell’ineluttabilità del tempo, argomento su cui  Il deserto dei tartari si erge a parabola. Il timore di non sfruttare correttamente le possibilità che ci vengono offerte è un tema ricorrente in Vinpeel degli Orizzonti.
Prendiamo Doan, il ragazzino che ha perso un attimo e la cui esistenza si fonda sulla spasmodica necessità di ritrovarlo. E’ convinto che le persone abbiano tutti gli attimi messi in fila, uno dopo l’altro, come nel gioco del domino. Se, all’improvviso, una delle tessere della vita non fa la sua mossa il meccanismo s’inceppa.

Non poteva tollerare che un altro giorno passasse, che tutto il mondo crescesse e andasse avanti mentre lui restava ingabbiato nel suo-dannatissimo-attimo.

Terry Gilliam, invece, mi è sfuggito. In Vinpeel c’è più ironia che sarcasmo. Un’ironia ingenua, filtrata dalla prospettiva di un bambino, che mette in luce l’alterazione spesso paradossale della realtà.
Ad esempio, c’è un velo di satira religiosa, ma è tanto innocente e appena accennata da passare tranquillamente inosservata. Nulla a che vedere con quella dei Monty Python di Gilliam.
A Dinterbild nessuno sogna, eppure tutti frequentano la Chiesa.
Per Padre Earl, il parroco della comunità, è giusto che Vinpeel tema l’incedere dei Cavalieri dell’Apocalisse, ma è sbagliato che intrattenga rapporti di amicizia con un personaggio immaginario, e quindi pericoloso (Doan). Vinpeel pone più domande di quante risposte Padre Earl sarà mai in grado di fornirgli.

Se c’era una cosa che faceva imbestialire Padre Earl era dover dare spiegazioni. Lui era uno da “perché sì”, “perché lo dico io” o da “perché è così e basta”.

Comunque, indagando su Gilliam per trovare qualche possibile contaminazione ho scoperto un po’ di Vinpeel in un simpatico corto animato girato dal regista nel 1974. Miracle of flight  mostra i più bizzarri esperimenti di volo da parte di persone che hanno ammirato “l’impeto levigato e aggraziato di un Boeing 707”.
https://www.youtube.com/watch?v=LMpXUd_kesA

I personaggi di Dinterbild sono personaggi universali perché Millanta li guarnisce di pochi fronzoli. Ognuno di loro racchiude una caratteristica fondamentale, intorno alla quale è possibile lavorare di fantasia. Sono tutti velati di mistero perché hanno dimenticato chi sono ed ognuno ha dovuto assumere un proprio ruolo nell’ecosistema Dinterbild.

Parlando di contaminazioni, con Millanta ho riassaporato tantissimo l’atmosfera proveniente da Oceano Mare di Alessandro Baricco.
Le prove?
1. Un continuo intreccio di storie di persone molto diverse ma accomunate da paure e memorie assopite, accantonate.
2. Locanda Almayer e Locanba Biton. Punti d’intersezione, luoghi che non esistono, eppure approdi sicuri. Entrambi ambientazione fulcro delle vicende, ma capaci di dissolversi nell’aria.
3. Il mare. Il mare salvifico e misterioso. Il mare prende, ma, alla fine, restituisce ciò che aveva tolto. Il filo conduttore di ogni storia è il mare.
4. È come se Plasson, il pittore di Oceano mare che passa intere giornate sulla riva, con il pennello in mano, alla ricerca degli occhi del mare, fosse il predecessore di Ned Bundy. Il padre di Vinpeel trascorre il suo tempo sulla riva ad ascoltare conchiglie, a catalogarle, a ricercare quella in cui si è incastrato il rumore di una notte di tanto tempo fa, una notte che avrebbe voluto rivivere per sempre.
Entrambi di poche parole, formulano solo frasi brevi e concise.
5. Bartleboom, ideatore di un’enciclopedia dei limiti, intenzionato a studiare i confini del mare per arricchire la sua opera, ha qualcosa in comune con Doan, che porta sempre con sé un vocabolario. Anche Doan è alla ricerca dei confini del suo mondo, per questo depenna tutte le cose conosciute, in modo da arrivare, per esclusione, ad estrarre l’ignota forma del suo attimo.
6. L’Elisewin di Baricco, ragazzina ipersensibile, che ha paura del mondo, dei suoi suoni, dei suoi colori ricorda Mune, bambina terrorizzata dalla vita e dalle emozioni.
7. E si potrebbe continuare con Padre Pluche – Padre Earl, Madame Deviera – Lady Sawen

A metà romanzo Vinpeel degli orizzonti diventa una piccola guida alle emozioni. Si tratta della componente più originale e riuscita del libro. Vinpeel conosce Mune, l’ultima arrivata, o meglio “catapultata”, in città.
La bambina ha smarrito la sua strada. Le emozioni sono così varie e imprevedibili che non riuscire a riconoscerle. Per questo si paralizza dalla paura e le rifugge. Vinpeel, da buon eroe della storia, la allenerà ad affrontarle.

“GIOIA”
è quella cosa che non c’è tempo di spiegare,
perché non ne va sprecato un solo istante.

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